“Proprio come una famiglia”. I ricordi di Giovanni Mariani

“Proprio come una famiglia”. I ricordi di Giovanni Mariani

“Meno tre”, ripete fra incredulità e soddisfazione. “Fra tre anni raggiungo i cinquant’anni da socio della Edificatrice”. Tanto è passato da quando Giovanni Mariani ha varcato per la prima volta la porta della cooperativa nel 1964. “A quei tempi si entrava in cooperativa se si aveva la tessera di partito – ricorda – . Io già mi interessavo di politica, militavo all’interno del PCI, e il passo è stato breve.

Come era consuetudine, ho seguito tutta la trafila di preparazione: sono entrato come sindaco supplente per quattro anni, poi sono divenuto sindaco e, infine, sono entrato in consiglio. E da allora non ho mai perso un consiglio o un’assemblea, se non perché malato o per ragioni serie”, precisa con l’orgoglio e il rigore di chi ha conosciuto la cooperazione negli anni in cui se ne gettavano le fondamenta in paese. “Quando ho iniziato a frequentare la Edificatrice, c’erano solo il Sette e l’Otto Piani, poi sono seguiti gli altri palazzoni. Avevamo solo un vecchio statuto e ben poco di costruito”. Pochi soldi, tanti sacrifici e tante difficoltà. Eppure per Mariani sono quelli gli anni di maggiore fulgore. “Sono gli anni in cui si è veramente costruita la cooperativa. Anni difficili ma in cui si lavorava tutti insieme, proprio come una famiglia, per cercare di offrire alloggi a prezzi moderati ai soci. Prima in affitto, poi successivamente abbiamo cominciato anche a vendere. Si è costruito tanto per rispondere alle richieste e le case si vendevano prima ancora di realizzarle, quando ancora c’erano solo i disegni”.

I ricordi si rincorrono. “C’era questa specie di abitudine – continua divertito – : alla prima assemblea di presentazione delle nuove costruzioni in procinto di partire non si vedeva mai molta gente, poi però quando si piantava la gru, arrivavano tutti a prenotare la casa. Quella era la loro garanzia che si stava costruendo davvero”.

Tante le situazioni e gli eventi della storia della Edificatrice che vengono alla memoria di consigliere, insieme a ben cinque presidenti. Di ognuno conserva un ricordo, un aneddoto. Alcuni di carattere più personale come nel caso del “suo” primo presidente, Ugo Viscardi, che era anche il suo capo nella ditta di tappezzeria dove ha lavorato con passione tutta una vita, dai 14 a 66 anni.
“Non era fatto per le grandi platee – ricorda – era un pragmatico, un uomo del fare, pronto a grossi sacrifici pur di sostenere con rigore il progresso della Edificatrice. Venanzio Figini, invece, sì. Era un oratore nato: il timbro della voce, la cadenza nel parlare… conquistava le folle. Quando ai comizi rionali c’era lui, c’era sempre un sacco di gente. Era invece un po’ più brusco, più diretto nelle conversazioni in consiglio”. “Accomodante” è invece nei ricordi di Mariani il presidente successivo, Giovanni Riccardi “sempre pronto ad ascoltare i consigli e le opinioni di tutti prima di prendere una decisione”. La cooperativa conosce uno stile differente con Aldo Ramazzotti, che introduce in cooperativa uno stile “più aziendale”, una strada che si sta portando avanti anche oggi con il presidente Marucci, nonostante la situazione complicata di questi anni di crisi economica generale. “È un periodo duro per il mercato – commenta Mariani, amareggiato – e anche la nostra cooperativa affronta con attenzione la crisi. Non si riesce a costruire più sul territorio di Muggiò. Per non parlare delle difficoltà sempre più grosso di accedere a un mutuo. È una situazione critica, bisogna stare attenti a non strafare e fare economia, proprio come farebbe una famiglia”.

La difficile congiuntura economica trova conferma anche nel contatto con i soci, che Mariani accoglie quando si presentano alla ricerca di un alloggio. “Tutti sono interessati a un appartamento in affitto, sono pochissimi quelli che possono comprare. Vengono e si mettono in lista: in media sono due o tre alla settimana, molti sono giovani e sempre di più extracomunitari. La cooperativa ha le porte aperte a tutti. Ed è giusto che sia così”, commenta. Sono cambiate le esigenze perché è cambiata la società, è cambiato il rapporto con la politica e anche con la cooperativa. Mariani riflette amareggiato: “Negli anni Sessanta e Settanta non era come adesso: i soci erano veramente affezionati. Alle assemblee c’erano quasi cento persone, ai pranzi sociali si arrivava anche a 200 sedie. La cooperativa era molto sentita sul territorio ma c’era anche una società diversa, un’idea politica differente, la sinistra era più compatta… oggi purtroppo molti soci si fanno sentire solo perché hanno bisogno della casa. Sono molto rattristato da questo distacco perché mi rendo conto che molti soci non sentono più il valore della cooperazione. Non si tratta di una disattenzione essenzialmente dei giovani, che magari non la conoscono ancora, riguarda anche i soci della mia età che ormai non vengono più in cooperativa”.

Con la stessa buona volontà e passione con cui ha sempre aiutato il partito, lavorando alle feste come manovale “perché ci voleva anche quello”, con la stessa dedizione dimostrata nel lavoro, Mariani si è dedicato alla cooperativa: “Per me non è mai stato un peso, anzi ho forse trascurato anche un po’ i miei figli e la mia famiglia” Con questa costanza, che è un po’ uno stile di vita, siede oggi in consiglio con orgoglio e con vero affetto per la cooperativa: “Non so bene spiegare questa passione che ho provato fin dall’inizio: mi sentivo vicino allo sviluppo e al progresso che promosso da una realtà come la cooperativa”.

Un sentimento genuino che nel tempo gli ha portato tante soddisfazioni, come nel 1997, in occasione della Festa della Cooperazione di Muggiò a cui per la prima volta hanno preso parte tutte le cooperative del paese. “Prima di allora c’erano sempre state delle grandi distanze e divisioni – rievoca – in quella occasione eravamo tutti uguali. Ognuno sosteneva la sua posizione, ma si era tutti insieme. Quello è stato un momento che ricordo con grande piacere, con grande soddisfazione. Sarebbe una strada da perseguire perché, come stanno dimostrando le grandi centrali cooperative a livello nazionale, pur avendo idee differenti, si può trovare una strada comune per collaborare, per cooperare”.

Le riflessioni proseguono, così come le aspirazioni per il futuro della Edificatrice. Insomma, l’”anzianità di servizio” non si fa sentire, anzi: “Ancora oggi, quando varco le porte della Edificatrice provo una grande soddisfazione, giorno dopo giorno. Mi si allarga il cuore: per me la cooperazione è tutto. E sarò sempre pronto a sostenere qualsiasi sacrificio e appoggiare qualsiasi decisione che possa portare a uno sviluppo e a un progresso della nostra cooperativa”.